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Melchiorre Gioia
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RISARCIMENTO DANNO ALLA PERSONA

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La storia


MELCHIORRE GIOIA, ANTESIGNANO DEL RISARCIMENTO DEL DANNO ALLA PERSONA.

melchiorreOltre ad essere passato alla storia come patriota e ad occupare un posto di rilievo nella storia del pensiero economico italiano, Gioia è il rappresentante più importante nella cultura italiana dell'ideologia dell'utilitarismo e dell'empirismo sensista.

Mente enciclopedica, nelle sue opere tratta tutti i problemi sociali del suo tempo, anteponendo al problema delle cause quello delle leggi e prestando grande attenzione agli aspetti civilistici della vita concreta.

  • IL SUO PENSIERO
    Questi aspetti del suo pensiero assumono particolare rilievo nelle opere riguardanti il danno e il suo risarcimento: i trattati "Del Merito e delle Ricompense" (1818-1819) e "Dell'ingiuria, dei danni, del soddisfacimento e relative basi di stima avanti i tribunali civili" (1821).
    Le idee esposte in queste due opere fanno di Melchiorre Gioia l'antesignano del risarcimento del danno alla persona: proprio per dare nuovo valore e diffondere questi aspetti del suo pensiero sconosciuti ai più, a lui è stata intitolata l'Associazione fondata dal Dr. Giovanni Cannavò.

    Punto di partenza della riflessione di Melchiorre Gioia è la constatazione dell'inadeguatezza, nella legislazione del suo tempo, della nozione di risarcimento di un danno e della mancanza di basi precise per calcolarlo.

    "Le ingiurie, i danni, il soddisfacimento si rinnovano tutti i giorni, e sono tuttora incerte le basi per calcolarli"

    I Mancano le basi precise per calcolare il soddisfacimento in ogni generazione d'ingiurie
    II Si fa uso di alcune basi erronee ed ingiuste
    III Si lascia senza soddisfacimento gran parte dei danni
    IV È tutt'ora incerta, confusa, oscura l'idea del danno nella mente de' commentatori curiali. Essi restringono il danno all'oggetto materiale diminuito o distrutto, e non veggono danno ove non possono applicare il compasso, la squadra o il trabucco"
  • APPROFONDIMENTI

    In aperta polemica con i sostenitori del sistema equitativo puro, che non stimano il valore del danno lasciando così prevalere l'arbitrio e l'ingiustizia, e con la nascente scienza del risarcimento, che considera l'uomo in quanto lavoratore e il danno solo come diminuzione della capacità di produrre reddito, Gioia elabora un concetto ben più ampio e comprensivo di risarcimento, individuando ed enunciando regole risarcitorie cristalline.
    A questo proposito è famosissima nella medicina legale la sua "regola del calzolaio", che anticipa il concetto di riduzione della capacità lavorativa specifica:
    "...un calzolaio, per esempio, eseguisce due scarpe e un quarto al giorno; voi avete indebolito la sua mano che non riesce più che a fare una scarpa; voi gli dovete dare il valore di una fattura di una scarpa e un quarto moltiplicato per il numero dei giorni che gli restano di vita, meno i giorni festivi.." .

    Ma ciò che fa di Melchiorre Gioia il precursore del moderno dibattito giuridico in materia di danno alla persona è una concezione del danno che va ben al di là della questione meramente patrimoniale.
    Nel pensiero di Gioia il corpo non è solo un mezzo che produce e procura reddito, ma è anche lo strumento di realizzazione della persona umana nel suo complesso:

    "Ne' casi d'indebolimento o distruzione di forze industri, considerando il soddisfacimento come uguale al lucro giornaliero diminuito o distrutto, moltiplicato per la rimanente vita utile dell'offeso, noi restiamo molto al di sotto del valore reale, giacché una forza umana può essere riguardata come
    Mezzo di sussistenza (A)
    Mezzo di godimento (B)
    Mezzo di bellezza (C)
    Mezzo di difesa (D)
    Rendendo paralitico, per es., l'altrui braccio destro o la mano, voi togliete al musico il mezzo con cui si procura il vitto divertendo gli altri, al proprietario il mezzo con cui si sottrae alla noia divertendo se stesso, alla donna il mezzo con cui gestisce e porge con grazia, a chiunque il mezzo con cui si schernisce da mali eventuali difendendosi" .

    Non è perciò possibile considerare il corpo solo in termini anatomici, come un insieme scomponibile di parti, senza tenere in conto il carattere "morale" ed affettivo della vita umana, e quindi una sfera di sensibilità che va ben oltre di quella puramente fisica.

    "L'uomo infatti non è, come i bruti, limitato all'esistenza fisica ed attuale nel godere e nel soffrire; ma, suscettibile d'estesa previsione, egli vive in tempi che non giunsero ancora, ravvisa perdite tuttora lontane, vagheggia eventi non anco usciti dal seno del futuro, è sensibile a vicende che succedono a mille miglia lungi da lui; quindi le speranze e i timori s'avvicendano nel di lui animo, ed or d'allegrezza or di mestizia lo colmano, secondo che il sentimento della sicurezza a tutti i punti della sua ideale esistenza si estende, o ad alcuni soltanto. (…) Il credito e il discredito, le speranze e i timori, le affezioni sociali piacevoli e dolorose, costituiscono l'esistenza morale, e presentano una sfera di sensibilità più estesa, più irritabile, più durevole dell'esistenza fisica" .

    Sulla base di questi principi, la valutazione del danno alla persona - o come si direbbe oggi "danno biologico" - non si basa soltanto sul calcolo economico, che deve peraltro essere equo e rigoroso, ma su una sensibilità psicologica che considera i molteplici aspetti della vita dell'uomo, dalle sue abitudini di vita quotidiane, alle sue relazioni e al suo "essere" nella società, fino ai suoi turbamenti più intimi.

    Molti dei temi che occupano oggi il dibattito giuridico in tema di danno alla persona trovano in Gioia un acuto precursore.

    "Il soddisfacimento dovuto all'offeso è perfetto quando compensa tutti i danni sofferti da esso".
    Dove trovare un "termine di paragone" adeguato per il "perfetto" soddisfacimento?
    "Questo termine di paragone si trova appunto nell'amore della vita. (…) Nel valore della vita si può adunque rinvenire una norma comune".

  • LA VITA

    Melchiorre Gioia nasce nel 1767 a Piacenza.
    Dopo gli studi nel collegio Alberoni diventa sacerdote, mantenendo però un orientamento di pensiero tutt'altro che ortodosso tanto in filosofia, per l'influenza del sensismo e dell'empirismo di Bentham, Locke e Condillac, quanto in teologia per l'influenza del giansenismo.
    Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema "Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia". Nella sua dissertazione sostiene la tesi di un'Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. Gioia riceve la notizia del premio mentre si trova in carcere: le sue idee politiche giacobine lo hanno infatti reso inviso all'autorità austriaca, che nel frattempo lo ha arrestato. Viene scarcerato nel 1797 grazie alle pressioni di Napoleone, e ripara a Milano. Il trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all'Austria da parte della Francia in cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però ben presto a diventare oppositore della Francia stessa.
    Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate, (il "Monitore Italiano" con Ugo Foscolo, "Il Censore", la "Gazzetta nazionale della Cisalpina", il "Giornale filosofico politico"), stroncate una dopo l'altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioia stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono.
    Arrestato nuovamente dagli austriaci nel 1799, anche in concomitanza con la sconfitta di Napoleone a Novi Ligure (le vicende del politiche del "giacobino" Melchiorre Gioia sono strettamente legate alle alterne fortune di Bonaparte), viene scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese a Marengo.
    Nel 1801 Gioia viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina, ufficio che perde per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa di un suo trattato sul divorzio ("Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d'organizzarla", 1803).
    L'apprezzamento per i suoi solidi e realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina alla direzione dell'ufficio di statistica: in questa veste inizia una febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione dall'incarico.
    Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioia produce le sue opere maggiori: "Il Nuovo prospetto delle scienze economiche" (1815 – 1819), "Del Merito e delle Ricompense" (1818 – 1819), "Sulle manifatture nazionali" (1819. Il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal dicembre 1820 al luglio 1821, per sospetto di cospirazione contro l'Austria, con i patrioti Pietro Maroncelli e Silvio Pellico.
    Dopo quest'ultima peripezia, Gioia ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, "La filosofia della statistica".
    Muore a Milano nel 1829.

 

 

 
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