Melchiorre Gioia nasce nel 1767 a Piacenza. Dopo gli studi nel collegio Alberoni diventa sacerdote, mantenendo però un orientamento di pensiero tutt’altro che ortodosso tanto in filosofia, per l’influenza del sensismo e dell’empirismo di Bentham, Locke e Condillac, quanto in teologia per l’influenza del giansenismo.
Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema “Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia”.
Nella sua dissertazione sostiene la tesi di un’Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali. Gioia riceve la notizia del premio mentre si trova in carcere: le sue idee politiche giacobine lo hanno infatti reso inviso all’autorità austriaca, che nel frattempo lo ha arrestato.
Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate, (il “Monitore Italiano” con Ugo Foscolo, “Il Censore”, la “Gazzetta nazionale della Cisalpina”, il “Giornale filosofico politico”), stroncate una dopo l’altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioia stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono.
Arrestato nuovamente dagli austriaci nel 1799, anche in concomitanza con la sconfitta di Napoleone a Novi Ligure (le vicende del politiche del “giacobino” Melchiorre Gioia sono strettamente legate alle alterne fortune di Bonaparte), viene scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese a Marengo.
Nel 1801 Gioia viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina, ufficio che perde per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa di un suo trattato sul divorzio (“Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d’organizzarla”, 1803).
Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioia produce le sue opere maggiori: “Il Nuovo prospetto delle scienze economiche” (1815-1819), “Del Merito e delle Ricompense” (1818-1819), “Sulle manifatture nazionali” (1819. Il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal dicembre 1820 al luglio 1821, per sospetto di cospirazione contro l’Austria, con i patrioti Pietro Maroncelli e Silvio Pellico.
Dopo quest’ultima peripezia, Gioia ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, “La filosofia della statistica”. Muore a Milano nel 1829.